DJ Battle: da Montréal a Vibo Valentia

di Vittorio Giordano

Evyn Lewis della “Lauren Hill Academy” si è aggiudicato la sfida alla consolle. Che ora il CLDV vuole esportare in Calabria per facilitare l’integrazione tra culture diverse

Da sinistra: David D’Urbano, Alessandro D’ermes, Evyn Lewis, Jared shmeltzer e Chris Tomazos

Da sinistra: David D’Urbano, Alessandro D’ermes, Evyn Lewis, Jared shmeltzer e Chris Tomazos (Foto: Sara Barone)

Montréal – Un concorso di musica-tecno come apripista alla conoscenza reciproca e come modello di integrazione multiculturale: è “DJ Battle”, la manifestazione ideata da Pat Buttino, direttore generale, e Frank Sorrentino (cosentino doc), direttore marketing del Centro Leonardo da Vinci (CLDV), giunta quest’anno alla terza edizione. La finale dell’edizione 2017 si è tenuta il 21 aprile: davanti a più di 200 appassionati, ad aggiudicarsi la sfida alla consolle è stato Evyn Lewis, che frequenta la scuola secondaria Lauren Hill Academy. La novità di questa edizione, infatti, sono state proprio le scuole: ciascuno dei concorrenti ha preso parte alla kermesse rappresentando il proprio Istituto. Questi i cinque finalisti: Alessandro D’Ermes della Lester B Pearson High School; David D’Urbano della Laurier Macdonald High School; Evyn Lewis, Jared Schmeltzer e Chris Tomazos della Lauren Hill Academy. Per Evyn Lewis, adesso, si spalancano le porte dell’Italia, come  già successo l’anno scorso, quando il vincitore si è esibito prima a Fiumicino e poi a Subiaco, nel Lazio. Insieme alla preside Donna Manos, oltre a Buttino e Sorrentino, dal 3 all’11 novembre è atteso a Vibo Valentia, in Calabria, presso il Liceo Scientifico Paritario “Arturo Calippo” per esibirsi sul palco (il suo turno è l’8) in occasione dell’evento “I Suoni della Diversità come Ricchezza”. Iniziativa a cui saranno invitati gli esponenti (studenti, dirigenti scolastici e docenti) delle Scuole Superiori della zona, il sindaco di Vibo Valentia ed i suoi collaboratori. Lo scopo dell’iniziativa, come recita l’invito all’evento – è triplice: “Superare ogni forma di pregiudizio, razzismo e intolleranza; promuovere il pluralismo culturale ed avviare una nuova e attiva collaborazione tra ambiti scolastici e il mondo aziendale Calabria-Canada”. L’idea sul lungo periodo, però, è ancora più nobile e ambiziosa: riproporre anche in Calabria, terra di sbarco di sempre più immigrati, una manifestazione come “DJ Battle” come viatico per facilitare l’integrazione tra culture diverse. Un progetto che sta molto a cuore a Frank Sorrentino: “Ci sono già 6 scuole, appartenenti alla provincia di Cosenza, interessate a partecipare ad una manifestazione – ci ha spiegato – che s’inserirebbe alla perfezione in un contesto di continuo flusso di migranti che sta destabilizzando una società, per sua natura, chiusa e omogenea. Una manifestazione con nuove sonorità e percorsi musicali inesplorati, utili a conoscersi, ad apprezzare gli altri e la loro cultura, a sostenere il processo di integrazione. Proprio come successo a Montréal, che negli anni è diventata un modello di multiculturalismo. Un’esperienza riuscita, che ora puntiamo a trapiantare in Calabria, regione esposta all’immigrazione per la sua posizione geografica e quindi destinata a confrontarsi con un numero crescente di residenti stranieri”. In un mondo globalizzato, insomma, la convivenza è un obbligo a cui nessuno può più sottrarsi; e la musica, da sempre linguaggio che arriva direttamente al cuore, costituisce l’apripista migliore al dialogo e all’integrazione. “Un processo che richiede tempo e pazienza – ha aggiunto Sorrentino-: oggi gli italiani in Canada di terza generazione sono perfettamente integrati, ma negli anni ’70 erano malvisti, come lo sono oggi gli arabi a Montréal o gli indiani a Toronto. Proprio alla luce della nostra esperienza di immigrazione – ha concluso –  l’obiettivo è abbreviare i tempi di un processo inesorabile attraverso scambi di informazioni tra i presidi in Italia ed i dirigenti scolastici canadesi, su un modello di convivenza che funziona”. Per una Calabria che può anticipare i tempi sfruttando il know-how montrealese suggerito dai suoi corregionali, per trainare l’Italia verso un mondo sempre più aperto e globalizzato. 

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