In Europa e Canada il buonismo, alla Casa Bianca il pragmatismo

Il Punto di Agostino Giordano

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I mille giorni di governo-Renzi hanno lasciato solo macerie politiche ed economiche. Tutto proteso a instaurare un suo regno ‘in salsa etruria’, Matteo ha sadicamente sorvolato sulle urgenze degli italiani per concentrarsi su riforma costituzionale e Italicum, poi bocciati dal Popolo e dalla Consulta. Tre anni persi per l’Italia. E pensare che, per realizzare la sua Chimera, ha spaccato il Pd, ha sfasciato mezza FI, ha ridicolizzato il Parlamento, ha speso miliardi in regalìe e poltrone. Gli stessi miliardi di cui adesso l’Ue puntualmente chiede conto al governo. Il buon Gentiloni ‘piagnucola’ su migranti-terremoti-nevicate-alluvioni, e Bruxelles gli ricorda che gli italici ‘eventi’ sono diventate piaghe ‘strutturali’. Ma parlavamo di Consulta, che, per la Camera, ha partorito il Consultellum. Che recita: la Camera vota a turno unico, con i capilista bloccati; con  le pluricandidature, ma ancorate al sorteggio; con la doppia preferenza di genere e con la soglia di accesso al 3%; con la possibilità di assegnare  un premio di maggioranza (340 seggi, su 630 complessivi) al partito che eventualmente dovesse superare il 40% dei voti validi. Una legge formalmente maggioritaria, ma sostanzialmente proporzionale.  Al Senato, invece, – che il buontempone Renzi voleva cambiare in ‘Dopolavoro regionale’ – è in vigore un sistema proporzionale: voto con la preferenza unica non di genere, e con soglie diverse: 8% per i partiti che corrono da soli; 3% per quelli coalizzati e che, uniti, superano il 20%. Queste asimmetrie dovranno essere corrette dal Parlamento – insiste il presidente Mattarella – per rendere omogenei i due sistemi elettorali e poi si potrà pensare al voto. Dal 25 gennaio – giorno del responso della Sibilla Consulta – i partiti si riposizionano sul tipo di sistema elettorale preferito e sul piano delle alleanze. Nel Pd, dove Renzi è tornato deciso a imporre al partito e al Parlamento un tipo di ‘Mattarellum alle vongole’, regna il tutti contro tutti, con la sinistra interna che vuole il Congresso o è pronta alla scissione; con un centrodestra che si unisce sui programmi, ma è diviso sulle primarie; e con un Berlusconi, tornato a fare politica e immediatamente azzoppato da un’altra inchiesta meneghina. Si chiama PPP (Persecuzione Politica Pervertita), un virus peggiore della meningite, che ha sconvolto il normale corso della storia politica italiana. Oggi, quindi, in Italia il dibattito verte sul possibile sistema elettorale ‘omogeneo’ valido per ambedue le Camere, con un occhio rivolto alle ‘motivazioni’ della sentenza dell’Alta Corte, che si attendono per la fine di febbraio. Lasciamo l’Italia alle prese con i suoi tempi borbonici e col governo Gentiloni che cerca disperatamente, nelle tasche degli Italiani 3 miliardi e mezzo di euro, per ripianare  i conti con l’Ue, e brindiamo all’elezione di Antonio Tajani, co-fondatore di Forza Italia, a Presidente del Parlamento Europeo. Sperando che, a Bruxelles, non si faccia trascinare dal buonismo filo-islamico, dall’odio anti-Putin e dal tifo anti-Trump. Eppure Putin è stato il primo leader ‘cristiano’ a prendere posizione concreta contro l’Isis! E Trump, da poco alla Casa Bianca, ha dichiarato che, da cristiano, sarà al fianco di Putin, nella lotta al terrorismo jiladista. Un parlare e un fare deciso. Che ha fatto gridare allo scandalo tutto il globo. A iniziare da quel grattacielo newyorkese che ospita l’Onu: il massimo dell’insipienza universale fatta Istituzione. Bene, Ue, Onu e Canada, insieme a un giudice federale Usa, 16 procuratori generali di Stati Americani e masse di scioperanti, gridano contro l’incostituzionalità dei Decreti di Trump. Ma come? Trump vuole ultimare un muro, iniziato da Clinton, e protestano; vuole creare lavoro per gli americani disoccupati, e protestano; vuole favorire l’entrata di migranti cristiani e frenare quella degli islamici, e protestano; fa schizzare a record impensabili la Borsa americana, e protestano. A Roma governa Papa Francesco, buonista a prescindere; ma a Washington regna Trump, cristiano e pragmatico. Rassegnatevi. Da buoni cristiani.

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