Joe Cacchione con Pirillo e Rennella

Al Teatro ‘Mirella e Lino Saputo’ il 26, 27 e 28 dicembre ed il 13,14 e 15 gennaio

Joe Cacchione tra Pino Pirillo ed Enrico Rennella

Joe Cacchione tra Pino Pirillo ed Enrico Rennella

Montréal – Con i regali di Natale arriva anche l’esilarante comicità di Joe Cacchione, che, come da tradizione, è pronto ad esibirsi sul palco del Teatro ‘Mirella e Lino Saputo’, al Centro Leonardo da Vinci, per mettere in scena i suoi imperdibili sketch, incentrati, come sempre, sui doppi sensi e sugli accavallamenti di significato tra l’italiano, o meglio i vari dialetti della Madrepatria, e l’inglese, l’idioma che va per la maggiore in Nord America. Ma non è tutto: per la prima volta, Joe – nato a Roma ma originario di Campobasso, contabile di formazione, preside della scuola per adulti ‘Shadd Health & Business Centre’, 30 anni di comicità alle spalle – condividerà lo spazio scenico con altri due umorisiti: Pino Pirillo, italo-montrealese di origini calabresi, ed Enrico Rennella, nato a Parigi ma napoletano doc. “Pino ha sempre sognato di fare il comico – ci ha raccontato Cacchione – e un paio d’anni fa ha deciso di lanciarsi in questa nuova carriera, che gli sta già riservando grandi successi. Enrico Rennella, oggi a Toronto, è un artista napoletano che gli italo-canadesi già conoscono e che una volta, assistendo alla reazione divertita del pubblico ad una battuta di Gigi d’Alessio, ha capito di voler fare il cantante”. Tre artisti in un solo spettacolo: ‘3 piccioni con una fava’. “Tutti e 3 basiamo il nostro umorismo sull’italianità in Nord America, per cui portiamo in scena episodi della vita quotidiana italo-montrealese, con parole e frasi mescolate nelle 3 lingue ed espressioni ormai classiche come ‘Azz’all’, che starebbe per ‘That’s all’”. Fermo restando le immancabili differenze: “Molti umoristi italo-americani mettono in scena la cultura dei loro nonni, nella quale si identificano ma in inglese, che è ormai la loro madrelingua. Il mio personaggio, invece, mette in luce la mia italianità e la difficoltà con la lingua inglese e francese. Enrico ‘sprigiona’ tantissima napoletanità, mentre dall’umorismo di Pino si capisce subito che è nato e cresciuto a Montréal, per cui le sue battute riflettono perfettamente le diverse generazioni di italiani in città”. Un cocktail esplosivo. “Sarà uno spettacolo di circa 2 ore con Enrico che, dopo una piccola introduzione, romperà il ghiaccio, seguito da Pino. Nella seconda parte, poi, entrerò in scena io, fino alla chiusura”. Nessuna gag tutti insieme, per ora: “Ma in futuro ci sarà questa possibilità perché, quando abbiamo girato i promo, legati da una grande complicità,ci siamo divertiti tantissimo”. La speranza è quella di incuriosire anche i non italiani, che comunque rappresentano lo zoccolo duro del pubblico: “Visto che lo show è soprattutto in inglese, il 90% delle battute è comprensibile anche da inglesi e francesi, anche grazie alla mimica ed alla gestualità, nonché a parole entrate nel gergo comune, come ‘capiscete’”. Senza dimenticare i giovani: “La cosa bella è che nella prima serie dei miei spettacoli viene gente più anziana che mi conosce in quanto italiano. Ma io dico sempre che, con me, l’italiano non lo devi parlare, ma solo capire. Nonni e genitori ne parlano con figli e nipoti. E così, nella seconda parte, il pubblico ringiovanisce di una ventina d’anni”. Quest’anno poi, c’è una ragione in più per venire allo spettacolo: “L’obiettivo è devolvere 25 mila $ all’Istituto neurologico di Montréal: ho scelto questo ospedale in ricordo di mia madre, morta 2 anni fa di cancro al cervello, e per sostenere la moglie di un amico mio che sta combattendo un tumore al cervello”. Una nobile causa, che si lega a meraviglia col clima natalizio: “Preferisco esibirmi a Natale, perché la gente può regalare il biglietto (che costa 40 $) e perché, visto che durante l’anno sono preside di una scuola per adulti, ho più tempo da dedicare allo spettacolo, rivedendolo e modificandolo. Tant’è vero che a gennaio proporrò sicuramente delle novità, in base, naturalmente, alla reazione del pubblico. Perché la comicità deve riflettere la società del momento:  le battute di 30 anni fa, al netto di quelle sulla suocera che non tramontano mai, oggi non avrebbero più senso, perché certi argomenti non fanno più parte della quotidianità. Nel mio personaggio, in questo caso, parlo di come si invecchia a Montréal e della realtà americana con la vittoria di Trump, ma non ti posso dire altro…. Siamo 3 umoristi con l’italianità come base comune, ma con 3 stili diversi. Sarà uno spettacolo ‘pulito’, quindi niente parolacce o bestemmie: sono benvenuti anche bambini e anziani. Dopo il 25 dicembre, ci vuole una bella risata a crepapelle per digerire tutto quello che si è mangiato. Invitate tutti i vostri amici e parenti – ha concluso Joe – senza dimenticare la suocera, altrimenti per un anno ve la farà pagare. È un eccezionale regalo di Natale: nessuna fila ai negozi, niente traffico. Basta telefonare al CLDV, oppure cliccare sul sito www. joecacchione.ca. (V.G.)

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