Primi rifugiati siriani a Montréal

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Montréal – Dopo il primo contingente atterrato giovedì 10 dicembre a Toronto, sabato 12 i primi 161 rifugiati (di cui 40 bambini), provenienti da un campo profughi di Beirut, in Libano, sono atterrati anche a Montréal e saranno ospitati dai rispettivi familiari in Québec, visto che si tratta di persone sponsorizzate da parenti già emigrati. Se a Toronto, a dare il benvenuto ai nuovi arrivati, è stato il Primo Ministro in persona, Justin Trudeau, l’accoglienza all’aeroporto di Montréal non è stato da meno: tra i primi a stringere la mano ai rifugiati sono stati il Primo Ministro della Belle Province Philippe Couillard, il Ministro degli Affari Municipali e della Sicurezza Pubblica Pierre Moreau, il Ministro dell’Immigrazione Kathleen Weil, il suo omologo federale John McCallum ed il Sindaco di Montréal Denis Coderre. Appena atterrati, i nuovi arrivati sono stati convogliati in un Centro di accoglienza, dove sono stati visitati dallo staff medico, hanno ricevuto dei vestiti caldi e imbottiti per l’inverno, un numero di assicurazione sociale, una carta di assicurazione malattia ed una copia della Carta Canadese dei Diritti e delle Libertà. I 161 rifugiati risiederanno tutti a Montréal, Laval e Sherbrooke, tranne uno che è stato trasferito all’Isola del Principe Eduardo. Il Primo Ministro Couillard ha chiesto alla popolazione uno sforzo di affetto: “Mettiamoci nei loro panni: proviamo a immaginare cosa hanno dovuto vivere negli ultimi tempi”. “Mi fa estremamente piacere – ha aggiunto – che siamo capaci di mostrare a coloro che fuggono da una situazione tragica il vero volto dell’accoglienza e della fratellanza tra gli uomini”.

In prima fila anche la Croce Rossa Canadese, che ha mobilitato una quarantina di volontari per i prossimi 3 mesi ed ha lanciato un nuovo appello alla popolazione affinché contribuisca con un’offerta (ad oggi raccolti 1.3 milioni $). Il Canada si è impegnato ad accogliere 25 mila siriani entro febbraio. Il Québec, dal canto suo, accoglierà circa 3650 profughi siriani da qui al 31 dicembre, mentre altrettanti sono attesi nei mesi successivi. (V.G.)

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